L’atto di ‘scrivere’ e ‘produrre segni’ è per me un’urgenza, un istinto che coinvolge mente e corpo e si esplicita attraverso la mano, che diventa strumento grazie al quale è possibile esplorare tanti mondi.
E’ un viaggio assoluto, profondo, verso lo sconosciuto, verso l’inaspettato e il sorprendente, che all’improvviso si manifesta nelle forme più imprevedibili.
La non prevedibilità dell’arrivo, la sorpresa è quasi sempre il filo conduttore della mia ricerca, è lo stimolo che provoca l’azione e alimenta la sperimentazione.
La scrittura invece più rigorosa, la calligrafia storica, fatta con pennino ed inchiostro, impone un ordine, una disciplina che in alcuni momenti risulta quasi terapeutico.
Il supporto che meglio agevola le mie sperimentazioni e i lavori è la carta, su cui eseguo segni o lettere o altro, lavaggi, manipolazioni ed esperimenti sempre diversi e su cui gli effetti dell’inchiostro sono sempre sorprendenti.